Sappiamo tutti che l’economia si fonda sulla mercatizzazione dei bisogni. Nella visione economica, infatti, ogni bisogno si trasforma in “domanda” di servizi o prodotti che viene messa in relazione al cosiddetto sistema dell’offerta.

Si tratta di una regola che dovrebbe riguardare soltanto l’ambito del mercato. Ma ormai, contaminati dalla sete di profitto e abbacinati dalla esportazione dei modelli economici anche nella vita sociale, si è portati a privilegiarne metodi e principi, fino a considerarli giusti e necessari, anche quando si mostrano in contrasto con i valori fondamentali della vita civile.

L’emergenza del Covid 19 lo ha dimostrato. Possiamo affermare, senza alcun rischio di smentita, che se siamo usciti dall’emergenza, al netto dei drammi che comunque ci sono stati, è solo merito della solidarietà e della passione volontaria di chi si è immolato senza alcun interesse al profitto personale.

Mentre si assoldavano esperti che illustravano tesi contraddittorie, sempre smentite e si costruivano ospedali dai costi milionari, rimasti inutilizzati, con appalti in emergenza, la schiera dei “responsabili” assicurava l’assistenza e garantiva le guarigioni, a rischio della propria vita, senza alcun vantaggio personale, nè economico, nè di carriera.
L’emergenza, come sempre accade, ha evidenziato le vere passioni che muovono le persone e la loro ricchezza, dove c’è, così come le loro povertà, nel senso della carenza di valori.

Accanto a chi ha mostrato sentimenti di solidarietà e passione si è presentato chi, cogliendo l’occasione dell’insorgere di “nuovi bisogni”, ha pensato bene di entrare in gioco, nel pieno rispetto delle regole del mercato. Quelle regole per le quali ogni persona ha “valore” solo nella misura in cui è utile a raggiungere obiettivi di business, personali o di gruppo.

Così anche l’indigenza, causata dal blocco delle attività, è diventata un’occasione ghiotta per chi vive a testa bassa e conosce solo l’ingordigia dei propri bisogni.

Con l’ordinanza 658/2020 il Capo del Dipartimento della protezione civile ha disposto lo stanziamento di ben 400 milioni di euro da destinare alle persone che, a causa del blocco delle attività, conseguenti all’emergenza, ha visto una drastica riduzione della propria attività produttiva o è stato costretto alla perdita del posto di lavoro.

La gestione di quei fondi è stata giustamente affidata ai Comuni poichè sono gli enti che hanno un rapporto diretto con ii cittadini. Ma in questa opportunità di sostegno ai bisogni e “perequazione sociale” qualcuno ci ha visto la possibilità di un successo personale a basso costo. Anzi, con il finanziamento totale a carico delle risorse pubbliche.

Ci sono stati enti che hanno messo a disposizione quelle somme per sostenere le persone in stato di bisogno, con discrezione e rispetto verso i beneficiari. Ma ci sono anche casi in cui, il basso profilo di chi amministra (o chi li circonda) ha trasformato un’occasione di solidarietà in propaganda politica. E si è visto di tutto: dalla consegna dei “buoni pasto” direttamente da parte di amministratori o loro parenti, alla stesura delle liste di beneficiati in ragione della propria vicinanza elettorale.

È stato uno spettacolo deprimente che solo chi vive di “povertà interiore” non ne coglie la bassezza.

C’è da augurarsi che, anche attraverso questi gesti, i cittadini si rendano conto del livello culturale e umano dei propri amministratori

sf

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *